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New Page e comunicazione pubblicitaria

by Francesco Aprile

La comunicazione. Il pubblicitario. Assuefazione.  Stordimento. Immagine. Concedersi all’atto inconscio del plasmare. La pubblicità irrompe nei sistemi della comunicazione. Ne diventa parte a sé. Coinvolge. Attraverso l’accumulo. La rifrazione dei significati. I rimandi all’intangibile specchio sociale. Il prodotto non è, in sé, l’oggetto che la pubblicità propone come principale. Il rimando è il fine. L’associazione del prodotto ad uno schema sociale affermato, vincente, riconosciuto. Ad uno standard. Così, se il prodotto è associato ad uno schema reale vincente, il prodotto è esso stesso vincente. Il prodotto diventa, non più specchio del reale, ma reale stesso e genera visioni. Attese. Speranze. Illusioni. Il prodotto è il mondo reale. In questo contesto socio-culturale in cui il mondo è solo un feticcio, uno sfondo illusorio, il reale è il prodotto, la merce, l’attenzione si sposta. Così si manifesta New Page. Nelle vetrine. In quella piazza comunicazionale del terzo millennio che accoglie la deriva sociale della perdita. Lo svuotamento. Che cancella, svilisce i simboli, vecchi, occultati da polvere e slogan. Le pubblicità sulle impalcature dei nostri monumenti diroccati. Abbandonati. Questo restauro è offerto da. La piazza è nuda. Cupa. Perso deserto che è di transito. Le piazze, oggi, non sono di nessuno. Le vetrine, oggi, sono della gente. Lì è l’incontro. Lo sguardo. Il dove. Si pensi alle proteste studentesche del 2010, da poco concluso, che si sono realizzate non come presa della piazza, ma del monumento. La piazza è, infatti, luogo di transito. Il monumento – disgregato simbolo dell’abbandono sociale – l’arrivo. Oppure, sempre più spesso, non più il monumento, ma la distruzione della vetrina. Delle vetrine. Delle attese perse. Mai recuperate. Di quelle promesse finte. Vuote. La protesta si rivolta contro se stessa. Si aggira. Si avvolge. Si contorce. E sfocia contro il prodotto. Contro il simbolo. È la morte della piazza, dell’incontro. Si pensi alle proteste dei lavoratori. Non più la piazza. Ora una gru, ora l’Asinara. Il luogo dismesso. Qui, le parole di Francesco Saverio Dòdaro che ribadiva «Il cantastorie del terzo millennio non è nelle piazze, ma nelle vetrine». New Page – Narrativa in store, movimento letterario fondato, appunto, da Francesco Saverio Dòdaro, si inserisce in questo scenario, catturando la piazza del terzo millennio, la vetrina, conferendole una nuova dimensione, un nuovo spazio comunicazionale – quello dei romanzi in cento parole – che, sulle regole della comunicazione pubblicitaria, rimandano, associano, lo sguardo del passante, del lettore occasionale, all’idea culturale, come modello mai sopito, che emerge e genera la vetrina che trasmette il messaggio e si fa messaggio. The medium is the message – Marshall Mcluhan. Così lo sguardo, l’attenzione, sono catturati da una richiesta. Perché New Page è una richiesta d’ascolto alla società. Al passaggio. Alla voce del cantastorie. Delle parole. Svuotate fino all’anima, ormai private di spazio e tempo, svalutate. Il concetto culturale della parola soffre d’inflazione, d’abbassamento del reale valore d’uso che, nella vetrina, cerca una nuova vita, una nuova verginità, una rinascita nel terzo millennio in store. La parola, così, si cuce addosso – nel romanzo in store di Francesco Saverio Dòdaro – i sistemi della comunicazione pubblicitaria contemporanea, abbinati ad elementi propri del Concretismo per una neo narrativa concreta che è attuazione di tutta una storia fatta di ibridazioni concettuali e testuali della resa grafica della parola, del respiro del testo, di una punteggiatura che Dòdaro sintetizza, oggi, nell’assenza stessa della punteggiatura, per una apoteosi del suono ritmato dall’unica nota, dallo spartito di una vita, che è il battito del cuore, il battito materno, a cui lo stesso ha annidato la ritmicità del testo nel 1976 fondando lo storico Movimento di Arte Genetica,  individuando l’arte come linguaggio del lutto, per la separazione, lacerazione, la manque à être lacaniana, del bambino dalla madre. Annidando nell’amore la parola che «tramava e tremava l’amore il suo dolore d’amore sulla scena d’amore» dove il suono è ripetizione e la ripetizione è ibridazione. Abbattimento di confini strutturali del testo, di barriere, di confini, di elementi castranti che causano dispersione, lotte, lotte intestine. Lotte. Lotte. Lotte d’amore. Dove narrativa si nutre di schemi e temi e elementi propri della poiesi e viceversa e ancora, ancora, narrativa che si ibrida col teatro, con la poesia che entra nel teatro e viceversa, in un continuo gioco che incendia la scena, i writers «sulle candide quinte […] a urlare l’arbitrio e la violenza». Lungo le vie di un testo che si modella allo scorrere sonoro, che danza, e premia quello che Adorno (citato dallo stesso Dòdaro in un suo intervento sull’apparato pausativo tenuto la sera del 2 gennaio 2011 presso il Fondo Verri di Lecce ed apparso, poi, sulle pagine di Paese Nuovo) definiva così «Ogni segno accuratamente evitato è una riverenza che la scrittura fa al suono», ed i sistemi della comunicazione entrano in gioco, a trivellare, mitragliare l’essenza dello sguardo che si posa stranito sulla vetrina e le parole della protesta Del suono. Del verso. Del verbo. Delle urla. Urla. Urla. Urla d’amore.

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New Page, in store

3 febbraio 2010
Francesco Aprile

Conoscere la comunicazione. Ora. Il ritorno ad un batter di mani che è volto al tempo che fu. Pagine che sono come oralità. Soprattutto – rifondare/ricontestualizzare i luoghi della scrittura. La pagina è ovunque – è la nuova pagina di Francesco Saverio Dòdaro. Da Gutenberg a Dòdaro. Nel mezzo. Evoluzioni, rivoluzioni, involuzioni, periodi stagnanti. Il processo, a volte, ristagna. New Page è un nuovo manifesto letterario. Uno scrivere che assimila la lezione di Joyce ed Henry James, sulle nuove frontiere del romanzo, dei fermenti degli anni ’70 – che pone il suo sguardo nell’ora, diagnosticando una nuova immagine dialettica che, non può fare a meno della lezione passata, che non è proiettata nel futuro, bensì, è un ritaglio di tempo nell’ora. Uno sguardo all’oggi come il flâneur che vaga straniato nella città divenuta ormai metropoli, un testo come dato aleatorio da manipolare nella frenesia di un vagare. Di vetrina in vetrina. Di strada in strada. Che è la strada il nesso dell’ora. Il suo scorrersi da sé. Come un avvolgere un nastro. La dimensione che è propria dell’ora è quella di un prodotto che possa esser fruibile e d’impatto nella frenesia degli sguardi che corrono alla ricerca del capo d’occasione, così, New Page, assume la sottodenominazione di “Narrativa in Store”. L’accessibilità al prodotto letterario che non può stagnare nel lento fluire della pagina scritta. Di libro in libro. In poi. Fino agli sms. La necessità di un romanzo in 100 parole, come connessioni logiche e istintuali che attaccano, fra spazi e spazi – letterari/intertestuali e nuove dimensioni espositive della pagina scritta – che si “srotola” come ventata di freschezza, sguardo attento all’evoluzione della società. Il passo della letteratura ed il suo continuo divenire. Un ritorno all’Azione Comune della ComunicAzione che sfonda i varchi e gli stili preconfezionati, per farsi parola Comune, attraverso un effetto del Sociale che riporta, con la ricontestualizzazione dei luoghi, il testo ad un varcare il salotto d’elite. Tuffandosi nella quotidianità. Ecco che New Page – dicevo – diventa un nuovo manifesto letterario.
Scrive Dòdaro che New Page è una «contestualizzazione della pagina letteraria gutenberghiana. Un tracciato capace di intercettare il know-how della comunicazione, i grovigli della fruizione e le dinamiche areali: narrativa del terzo millennio. Le centopagine – le jamesiane short story – la new wave degli anni settanta non possono più interpretare l’ora. Bisogna tradurre adeguatamente il contesto.» Dalle pagine rivoluzionarie – come nuovi modelli letterari – negli anni ’90 assieme ad Antonio Verri, alla “New Page”, che potremmo definire narrativa dei luoghi o pagina dei luoghi. Saverio Dòdaro continua il suo percorso d’innovazione della letteratura. Il romanzo in 100 parole è un ritmo generativo. Nasce da un battito intestino e preme  – cuore e cervella – per venire fuori. Ha il sapore del tempo come spazio pubblico di creazione. Un nuovo modo d’intendere la punteggiatura ed il divenire del testo nel passaggio che compie dal corpo alla pagina. Parole. Che da sole, su di una pagina, segnano la percezione più di pagine e pagine. È l’uso che della parola si fa a segnarne l’impatto logico/sensazionale. Dalla dualità dell’anima, l’andare a scovare la dualità dell’esistere umano, in un continuo cercare l’altro. Tra frammenti. Di sguardi. Di mancanze. Di notti come nuvola. Di notti. E parole. E suoni. E poi il contatto. Il tremolio di una carezza. Il corpo che si curva e scuote sotto la semplice tensione di una carezza. Di una voce. L’amore. E scrive Dòdaro. «L’amore. Sì. Null’altro.»

19 marzo 2010
Francesco Aprile

New Page è l’adesione ad un nuovo modo di intendere la scrittura. Uno sguardo all’ORA dellaComunicazione ed ai modi della sua Fruizione. Un nuovo modo di approcciarsi a tutta una serie diSovrastrutture (che non intenderemo nell’accezione marxista del termine) intese come Mondo e Concetto di esso che ci circonda, nel modello proposto dall’austriaco Ludwig Wittgenstein – ovvero il mondo come totalità di tutto ciò che accade, fatti, ed il linguaggio come rappresentazione di questi, cioè, del mondo – attraverso una visione di tutto questo come di un mondo che è artificio, concetto creato dall’uomo e mutuato dal linguaggio, in un’espressione vera o non vera del mondo stesso, quasi al ritmo di un misticismo Zen insito nell’opera del viennese. Partendo da ciò, potremmo iniziare a parlare di New Page come di un movimento che legge e ri-legge, attualizza e ri-attualizza, contestualizza e ri-contestualizza l’ora, la sua percezione, generando un nuovo modo di intendere luoghi e tempi della scrittura, una dimensione spazio/tempo in accordo coi momenti, la velocità, il mcluhaniano concetto di ritmo – l’impatto che un media ha sulla società è dato dal cambio di ritmo che riesce ad apportare, generando, così, il concetto stesso di medium come messaggio e gettando lo sguardo ad un futuro in cui il mezzo avrebbe abbattuto il linguaggio stesso – tutto ciò letto smembrato metabolizzato, riutilizzato nel concetto/contesto di un mezzo, la New Page, che conferisce un nuovo apparato sintattico al testo, in accordo con la nuova lettura della società – o meglio, del testo e dei suoi tempi di lettura in rapporto alla società postmoderna, frenetica e frammentaria – e che si fa trasposizione su carta del respiro dell’autore stesso. Il soffio dell’Arte che si fa per l’Arte. Perché è lo stesso Dòdaro ad affermare che bisogna “Ritornare ad essere dei cantastorie. Il cantastorie del terzo millennio non è nelle piazze, ma nelle vetrine“. Appunto, una nuova lettura dello spazio fruitivo della creazione artistica, in questo caso letteraria, la narrativa in store rilegge, manifestandosi come finestra aperta sullo scorrere del tempo, il nostro tempo mutuato da frammenti che sono sguardi, repentini, mai pronti ad una dimensione “conoscitiva/osservazionale” adatta ad uno sguardo come profondità in rapporto al tempo/spazio dell’Ora.