New Page, in store

3 febbraio 2010
Francesco Aprile

Conoscere la comunicazione. Ora. Il ritorno ad un batter di mani che è volto al tempo che fu. Pagine che sono come oralità. Soprattutto – rifondare/ricontestualizzare i luoghi della scrittura. La pagina è ovunque – è la nuova pagina di Francesco Saverio Dòdaro. Da Gutenberg a Dòdaro. Nel mezzo. Evoluzioni, rivoluzioni, involuzioni, periodi stagnanti. Il processo, a volte, ristagna. New Page è un nuovo manifesto letterario. Uno scrivere che assimila la lezione di Joyce ed Henry James, sulle nuove frontiere del romanzo, dei fermenti degli anni ’70 – che pone il suo sguardo nell’ora, diagnosticando una nuova immagine dialettica che, non può fare a meno della lezione passata, che non è proiettata nel futuro, bensì, è un ritaglio di tempo nell’ora. Uno sguardo all’oggi come il flâneur che vaga straniato nella città divenuta ormai metropoli, un testo come dato aleatorio da manipolare nella frenesia di un vagare. Di vetrina in vetrina. Di strada in strada. Che è la strada il nesso dell’ora. Il suo scorrersi da sé. Come un avvolgere un nastro. La dimensione che è propria dell’ora è quella di un prodotto che possa esser fruibile e d’impatto nella frenesia degli sguardi che corrono alla ricerca del capo d’occasione, così, New Page, assume la sottodenominazione di “Narrativa in Store”. L’accessibilità al prodotto letterario che non può stagnare nel lento fluire della pagina scritta. Di libro in libro. In poi. Fino agli sms. La necessità di un romanzo in 100 parole, come connessioni logiche e istintuali che attaccano, fra spazi e spazi – letterari/intertestuali e nuove dimensioni espositive della pagina scritta – che si “srotola” come ventata di freschezza, sguardo attento all’evoluzione della società. Il passo della letteratura ed il suo continuo divenire. Un ritorno all’Azione Comune della ComunicAzione che sfonda i varchi e gli stili preconfezionati, per farsi parola Comune, attraverso un effetto del Sociale che riporta, con la ricontestualizzazione dei luoghi, il testo ad un varcare il salotto d’elite. Tuffandosi nella quotidianità. Ecco che New Page – dicevo – diventa un nuovo manifesto letterario.
Scrive Dòdaro che New Page è una «contestualizzazione della pagina letteraria gutenberghiana. Un tracciato capace di intercettare il know-how della comunicazione, i grovigli della fruizione e le dinamiche areali: narrativa del terzo millennio. Le centopagine – le jamesiane short story – la new wave degli anni settanta non possono più interpretare l’ora. Bisogna tradurre adeguatamente il contesto.» Dalle pagine rivoluzionarie – come nuovi modelli letterari – negli anni ’90 assieme ad Antonio Verri, alla “New Page”, che potremmo definire narrativa dei luoghi o pagina dei luoghi. Saverio Dòdaro continua il suo percorso d’innovazione della letteratura. Il romanzo in 100 parole è un ritmo generativo. Nasce da un battito intestino e preme  – cuore e cervella – per venire fuori. Ha il sapore del tempo come spazio pubblico di creazione. Un nuovo modo d’intendere la punteggiatura ed il divenire del testo nel passaggio che compie dal corpo alla pagina. Parole. Che da sole, su di una pagina, segnano la percezione più di pagine e pagine. È l’uso che della parola si fa a segnarne l’impatto logico/sensazionale. Dalla dualità dell’anima, l’andare a scovare la dualità dell’esistere umano, in un continuo cercare l’altro. Tra frammenti. Di sguardi. Di mancanze. Di notti come nuvola. Di notti. E parole. E suoni. E poi il contatto. Il tremolio di una carezza. Il corpo che si curva e scuote sotto la semplice tensione di una carezza. Di una voce. L’amore. E scrive Dòdaro. «L’amore. Sì. Null’altro.»

19 marzo 2010
Francesco Aprile

New Page è l’adesione ad un nuovo modo di intendere la scrittura. Uno sguardo all’ORA dellaComunicazione ed ai modi della sua Fruizione. Un nuovo modo di approcciarsi a tutta una serie diSovrastrutture (che non intenderemo nell’accezione marxista del termine) intese come Mondo e Concetto di esso che ci circonda, nel modello proposto dall’austriaco Ludwig Wittgenstein – ovvero il mondo come totalità di tutto ciò che accade, fatti, ed il linguaggio come rappresentazione di questi, cioè, del mondo – attraverso una visione di tutto questo come di un mondo che è artificio, concetto creato dall’uomo e mutuato dal linguaggio, in un’espressione vera o non vera del mondo stesso, quasi al ritmo di un misticismo Zen insito nell’opera del viennese. Partendo da ciò, potremmo iniziare a parlare di New Page come di un movimento che legge e ri-legge, attualizza e ri-attualizza, contestualizza e ri-contestualizza l’ora, la sua percezione, generando un nuovo modo di intendere luoghi e tempi della scrittura, una dimensione spazio/tempo in accordo coi momenti, la velocità, il mcluhaniano concetto di ritmo – l’impatto che un media ha sulla società è dato dal cambio di ritmo che riesce ad apportare, generando, così, il concetto stesso di medium come messaggio e gettando lo sguardo ad un futuro in cui il mezzo avrebbe abbattuto il linguaggio stesso – tutto ciò letto smembrato metabolizzato, riutilizzato nel concetto/contesto di un mezzo, la New Page, che conferisce un nuovo apparato sintattico al testo, in accordo con la nuova lettura della società – o meglio, del testo e dei suoi tempi di lettura in rapporto alla società postmoderna, frenetica e frammentaria – e che si fa trasposizione su carta del respiro dell’autore stesso. Il soffio dell’Arte che si fa per l’Arte. Perché è lo stesso Dòdaro ad affermare che bisogna “Ritornare ad essere dei cantastorie. Il cantastorie del terzo millennio non è nelle piazze, ma nelle vetrine“. Appunto, una nuova lettura dello spazio fruitivo della creazione artistica, in questo caso letteraria, la narrativa in store rilegge, manifestandosi come finestra aperta sullo scorrere del tempo, il nostro tempo mutuato da frammenti che sono sguardi, repentini, mai pronti ad una dimensione “conoscitiva/osservazionale” adatta ad uno sguardo come profondità in rapporto al tempo/spazio dell’Ora.

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