Archivi categoria: Apparato pausativo

Elementi di punteggiatura tecnologica e musicale

in Diversalità Poetiche (literary sheet of prose-poetry directed by Francesco Pasca), N°12, Lecce, April 2012

by Francesco Aprile

New Page è un movimento letterario fondato da Francesco Saverio Dòdaro sul finire del 2009 in Italia. Narrativa di cento parole. Romanzi brevi, brevissimi, di cento parole, in store, da esporre nelle vetrine dei negozi, su crowner, pannelli cartonati molto in uso nella comunicazione pubblicitaria. E poi. Ancora. Apre alla poesia, al teatro. Poesia in store, nelle vetrine. Poesia di poche parole in store, in store. Nelle vetrine. Teatro in store. Teatro di cento parole. Nella piazza comunicazionale del terzo millennio. In ultimo, la sezione scavi del movimento. Per indagare, scandagliare, le vie del linguaggio, in store, ma senza il limite delle cento parole. Al movimento hanno sin qui aderito autori italiani e internazionali, per un totale di 28 autori per 7 nazionalità diverse (Italia, Francia, Spagna, Malta, Siria, Egitto, Canada).

Nel 1943 il poeta futurista Carlo Belloli decontestualizza la parola, slegandola dalla sua significazione in relazione al contesto, alla pagina tipografica, a ciò che la precede e a ciò che alla parola segue. La parola, in Belloli, significa in sé. Da ciò si registra la presenza di testi composti da una sola parola e dalla sua ripetizione. I simbolisti francesi scrivevano della musicalità del testo, Verlaine, infatti, parlava, nella sua Arte Poetica, della musica che origina ogni cosa. La parola in New Page si codifica come una sorta di new concretismo narrativo, slegata dal suo contesto, seppur nella presenza di un contesto dilazionata sulla pagina, si costituisce spazialmente da matrici concrete, nell’ottica di una considerazione della pagina che diviene concettuale e la parola s’innesta nella prosecuzione stessa della sua dimensione, per una condizione paratestuale che nella paratassi, nel periodo breve, regolato da un ritmo per generazione del respiro e dei silenzi – dalla quotidianità, trova l’esplicazione di una dilatazione semantica che conferisce alle 100 parole in corso lo spazio dinamico di una dimensione-significazione ben più ampia. Il supporto, il crowner, tipico della comunicazione pubblicitaria,ospita una condensazione del testo lungo un continuo violarsi e fondersi dei sistemi narrativi con quelli poietici, che stabilmente, nei lavori del movimento, si nutrono della scrittura giornalistica – Tutto d’ombre, primo romanzo in cento parole di Francesco Saverio Dòdaro, concettualizza il rigo conferendogli la forza significante dell’elemento trionfale della pagina giornalistica, il Titolo – ma anche della comunicazione pubblicitaria in una condizione per cui i testi vedono realizzarsi un lavoro di scavo sulla parola che, introiettata, traspone sulla pagina il significato e oltre della parola stessa, lanciando sullo spazio bianco del foglio il contenuto attivo che nella parola pulsa, l’azione che in essa si cela, la verbalizzazione del respiro che la modula e organizza nell’aria e nella ritmicità del battere del cuore. I testi, esposti nelle vetrine, fungono da elemento di rottura posizionandosi in maniera dialetticamente critica nei confronti dell’assetto sociale contemporaneo, rivolgendo lo sguardo, puramente asservito all’acquisto, ad una condizione poietica che non sembra essere propria della quotidianità frenetica, impostando un discorso che è una richiesta d’ascolto al riscoprirsi incantati, al riscoprirsi corpo che riconosce l’altro e lo cerca, uscendo dalla quotidianità reificata, dalla mercificazione sostanziale del tempo che, fattosi denaro, aliena la pulsione dei nostri desideri sostituendo le relazioni interpersonali con rapporti di indifferenza meccanica volti a tutelare l’interesse personale. Il testo in vetrina fa sì che la vetrina diventi messaggio, nell’accezione mcluhaniana, comunicando l’idea di una poiesi come luogo d’incontro, per un’abolizione sistematica del non luogo contemporaneo – centri commerciali, vetrine dei negozi – che nell’idea di una nuova comunicazione poietico-narrativa esplicita un suo esserci sostanzialmente diverso, sfruttando la pervasività del medium che bussa alle porte ormai violentate dell’inconscio re-incantando l’assetto urbano con una nuova districazione poietica-pubblicitaria. Si registra, in New Page, una punteggiatura tecnologica, mutuata dall’apparato sintattico-”narrativo” della contemporaneità elettronico-informatica in cui la punteggiatura sorregge i ritmi del respiro e si realizza nella sistematizzazione informatica dei linguaggi. L’underscore, sviluppato da chi qui scrive e da Teresa Lutri, mutuato dai linguaggi informatici e dai precedenti letterari di Gammm, trova una sua razionalizzazione nella sostituzione della virgola, introducendo pause anticipatorie nei confronti delle parole, e diverse successioni e connessioni fra termini, frasi, ossessioni e districazioni esistenziali, divenendo, poi, l’underscore segno di punteggiatura modulabile, a condensazione variabile, nell’ulteriore sviluppo apportato da Teresa Lutri e che vede il segno di punteggiatura modularsi come una nota musicale, amplificando e contraendone l’estensione lavorando fisicamente la verbalizzazione della pausa. Il Pipe|  – da chi qui scrive sviluppato all’interno del movimento, un tempo molto in voga all’inizio di un articolo di giornale, oggi, invece, sulla via della sparizione, si dimostra utile nell’introduzione di una nuova pausa, forte, molto forte, quasi a spianare, come fosse un rullo compressore, la consolidata presenza del punto come segno forte d’interpunzione. Tutto ciò nella maturazione di un approccio techno urbano al testo, come operazioni sintetiche delle evoluzioni tecnologiche del vivere. Il Click di Elisabetta Liguori, il suono-parola-punto ci porta nella condizione di una grammaticalizzazione del cuore, della sonorità che si fa segno d’interpunzione.

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L’ortografia è morta. L’apparato pausativo

new page
L’APPARATO PAUSATIVO

L’apparato pausativo: il respiro del testo, dell’anthropos, nell’ora diversa. Respiro oppresso, alterato. Il respiro del testo e gli echi del suo passato, della scriptio continua, delle prime separazioni delle parole, delle prime segmentazioni della catena parlata, dei gruppi tonali, del testo scritto per cola et commata, dell’ars punctandi. L’eco della distinctio, mai dell’autore o del copista, ma del lettore. L’eco quattrocentesca del segno bisognoso di riposo, di quies e quella rinascimentale delle contrapposizioni normative: ragioni intonative-pausative, ragioni sintattiche. L’eco barocca del Bartoli, forte, chiara: “Scopo primario dell’interpunzione è dividere”, l’interpunzione come “guida del pensiero” e ancora, “Autonomia della grafia”, “Visibilità della pagina”. L’eco settecentesca: “Priorità dell’aspetto prosodico – quantità delle sillabe e ritmo poetico – rispetto a quello sintattico”. Per tutto l’Ottocento e i primi del Novecento, l’interpunzione è rapportata al respiro, e, soprattutto, alla musica, regolata dal solfeggio in quattro quarti. Poi, i primi assalti innovativi: la prosa giornalistica di marca impressiva, con andamento paratattico, le minuscole dopo il punto fermo, le microfrasi, le contrazioni testuali, le chiusure brusche del periodo, l’addio al punto e virgola, la verbalizzazione dei punti di sospensione, dello spazio bianco, del silenzio, le aggressività della pagina, la punteggiatura iperespressiva, le icone emozionali, i segni della scrittura digitale e, in Cina, il romanzo senza parole, solo punteggiatura. Mutamenti che indicano la dura sottomissione della norma sintattica all’ora. Norma sintattica fortemente dominante, invece, sin dal 1781, per opera dell’Adelung, nell’apparato grammaticale tedesco e, persino, codificata dai ministeri nazisti. L’Ascoli ancora urla nella sua tomba. La svolta tedesca avviene solo con la riforma del 1966, con la “degrammaticalizzazione” della punteggiatura e la liberazione del principio fonetico-intonativo. Ampio il consenso riscosso, a diversi livelli. Adorno: “Ogni segno accuratamente evitato è una riverenza che la scrittura fa al suono”.
New page: L’apparato pausativo del terzo millennio. La svolta postgrammaticale e il respiro subliminale della narrativa. La parola ha assoluto bisogno di intercettare i sistemi della comunicazione per acquisirne tutta l’ampiezza comunicativa, connotativa di quest’ora e capace di raggiungere ogni magazzino mnestico, ogni risonanza percettiva. C’è bisogno di una diversa configurazione del segno – carattere, corpo, pesantezza –, dello spazio, della pagina, del silenzio per determinare, fortificare e amplificare ogni significante. Lo proposero, con altre modalità, i pionieri della poesia concreta – Augusto e Haroldo De Campos, Decio Pignatari, Carlo Belloli, Eugen Gomringer e la fiumana dei loro seguaci in tutto il mondo.
C’è bisogno di reimpostare la texture della narrativa e immaginare nuove trame compositive e di fruizione, tenendo ben presente la necessità di esporre subito un manifesto:

L’ORTOGRAFIA È MORTA
Amen

Francesco Saverio Dòdaro

Mrz/Dcm 2010