L’ortografia è morta. L’apparato pausativo

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L’APPARATO PAUSATIVO

L’apparato pausativo: il respiro del testo, dell’anthropos, nell’ora diversa. Respiro oppresso, alterato. Il respiro del testo e gli echi del suo passato, della scriptio continua, delle prime separazioni delle parole, delle prime segmentazioni della catena parlata, dei gruppi tonali, del testo scritto per cola et commata, dell’ars punctandi. L’eco della distinctio, mai dell’autore o del copista, ma del lettore. L’eco quattrocentesca del segno bisognoso di riposo, di quies e quella rinascimentale delle contrapposizioni normative: ragioni intonative-pausative, ragioni sintattiche. L’eco barocca del Bartoli, forte, chiara: “Scopo primario dell’interpunzione è dividere”, l’interpunzione come “guida del pensiero” e ancora, “Autonomia della grafia”, “Visibilità della pagina”. L’eco settecentesca: “Priorità dell’aspetto prosodico – quantità delle sillabe e ritmo poetico – rispetto a quello sintattico”. Per tutto l’Ottocento e i primi del Novecento, l’interpunzione è rapportata al respiro, e, soprattutto, alla musica, regolata dal solfeggio in quattro quarti. Poi, i primi assalti innovativi: la prosa giornalistica di marca impressiva, con andamento paratattico, le minuscole dopo il punto fermo, le microfrasi, le contrazioni testuali, le chiusure brusche del periodo, l’addio al punto e virgola, la verbalizzazione dei punti di sospensione, dello spazio bianco, del silenzio, le aggressività della pagina, la punteggiatura iperespressiva, le icone emozionali, i segni della scrittura digitale e, in Cina, il romanzo senza parole, solo punteggiatura. Mutamenti che indicano la dura sottomissione della norma sintattica all’ora. Norma sintattica fortemente dominante, invece, sin dal 1781, per opera dell’Adelung, nell’apparato grammaticale tedesco e, persino, codificata dai ministeri nazisti. L’Ascoli ancora urla nella sua tomba. La svolta tedesca avviene solo con la riforma del 1966, con la “degrammaticalizzazione” della punteggiatura e la liberazione del principio fonetico-intonativo. Ampio il consenso riscosso, a diversi livelli. Adorno: “Ogni segno accuratamente evitato è una riverenza che la scrittura fa al suono”.
New page: L’apparato pausativo del terzo millennio. La svolta postgrammaticale e il respiro subliminale della narrativa. La parola ha assoluto bisogno di intercettare i sistemi della comunicazione per acquisirne tutta l’ampiezza comunicativa, connotativa di quest’ora e capace di raggiungere ogni magazzino mnestico, ogni risonanza percettiva. C’è bisogno di una diversa configurazione del segno – carattere, corpo, pesantezza –, dello spazio, della pagina, del silenzio per determinare, fortificare e amplificare ogni significante. Lo proposero, con altre modalità, i pionieri della poesia concreta – Augusto e Haroldo De Campos, Decio Pignatari, Carlo Belloli, Eugen Gomringer e la fiumana dei loro seguaci in tutto il mondo.
C’è bisogno di reimpostare la texture della narrativa e immaginare nuove trame compositive e di fruizione, tenendo ben presente la necessità di esporre subito un manifesto:

L’ORTOGRAFIA È MORTA
Amen

Francesco Saverio Dòdaro

Mrz/Dcm 2010

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